Tumori della mammella possono essere benigni (fibroadenomi) e maligni (carcinomi
duttali o lobulari infiltranti).
in Italia, i tumori maligni, hanno una incidenza di circa 32.000 nuovi casi all’anno.
Per il 2010 sono stimati 1,3 milioni di nuovi casi nel mondo.
I principali fattori di rischio sono: l’età, la storia familiare (ereditarietà),
la storia ormonale della donna (menarca precoce, <11 anni, menopausa tardiva, >
54 anni, prima gravidanza a termine dopo i 35 anni, nulliparità, terapia ormonale
sostitutiva in menopausa), l’alimentazione (dieta ad alto consumo di grassi, obesità
in post-menopausa, consumo di alcool) la scarsa attività fisica, l’esposizione a
tossici ambientali (idrocarburi aromatici).
La prevenzione è giustificata dall’alta incidenza della malattia nella popolazione
e dalla possibilità di cambiare la sua storia naturale se riconosciuta nella fase
asintomatica.
Infatti la prevenzione secondaria, o diagnosi precoce, è attualmente l’unica arma
efficace che, in caso di tumore maligno della mammella. consente la guarigione della
paziente senza dover ricorrere ad interventi mutilanti.
La visita clinica, l’ecografia e la mammografia sono gli esami principali in rapporto
all’età e alla struttura della ghiandola. Sono coordinati dal senologo.
La visita è indicata per tutte le donne, ogni 1-3 anni dall’età di 20 a 30 anni
e ogni anno successivamente.
La mammografia è consigliata, con cadenza annuale o ogni due anni, a tutte le donne
dopo i 40 anni. Nelle donne ad alto rischio ereditario (che deve essere opportunamente
studiato) è consigliabile sottoporsi all’esame prima dei 40 anni.
L’ecografia integra la mammografia e la visita clinica ed è indicata soprattutto
per le donne con seno denso.
Gli esami di secondo livello sono l’esame citologico (agoaspirato) microistologico
(mammotome), la risonanza magnetica nucleare. Poco utile è l’autoesame periodico
del seno, in considerazione del fatto che, circa il 50% dei tumori maligni operati
attualmente, sono tumori non palpabili (asintomatici).
Sottoporsi ad un controllo regolare della salute del proprio seno, orchestrato da
un senologo qualificato e tenere sempre alta la guardia e sospettare di tutti i
noduli e di tutti i sintomi fino a prova contraria.
La chirurgia ha ridotto l’estensione dell’asportazione del parenchima mammario (si
toglie meno tessuto): la quadrantectomia e la tumorectomia garantiscono lo stesso
risultato, in temini di guarigione, di interventi più estesi e demolitivi.
Qualora fosse ancora indicata la mastectomia (ad esempio per tumori di grandi dimensioni
o per tumori multicentrici, o altro), sono a disposizione numerose tecniche ricostruttive
in modo da salvaguardare una cosmesi accettabile e assicurare quindi una qualità
di vita migliore.
Per l’asportazione dei linfonodi ascellari, l’intervento può essere limitato alla
biopsia del linfonodo sentinella, riducendo così i rischi e le sequele di interventi
più estesi.
La radioterapia è diventata più mirata e meno aggressiva.
La terapia medica si avvale di nuove molecole ad azione ormonale e di nuovi agenti
chemioterapici maggiormente efficaci e più tollerati.
Ci si sta muovendo verso la messa a punto di farmaci intelligenti, diretti contro
il bersaglio tumorale e rispettosi delle cellule sane.
Inoltre nuovi farmaci (chemioterapici ed ormonali) consentono di trattare efficacemente
i casi che progrediscono (metastasi ossee), garantendo una sopravvivenza più lunga
e di qualità di vita migliore rispetto a quanto avveniva in un passato, anche recente.
Un importante ambito della ricerca attuale è la prevenzione primaria, o chemioprevenzione,
che consiste nel proteggere la donna in modo che non si ammali. Sono attualmente
allo studio alcune molecole interessanti che dovrebbero avere un ruolo protettivo.
Le cellule tumorali che si staccano dal tumore primario sono veicolate attraverso
il sistema linfatico nei linfonodi ascellari.
Il linfonodo sentinella è il primo linfonodo ascellare al quale arriva la linfa
proveniente dalla mammella.
L’asportazione e l’esame istologico di questo linfonodo permette quindi di avere
un’informazione sullo stato degli altri linfonodi ascellari, e più precisamente
se nel linfonodo sentinella non si ritrovano cellule maligne è molto probabile che
anche gli altri linfonodi siano sani; in caso contrario, se nel linfonodo sentinella
si ritrovano cellule maligne, è indicato rimuovere ed esaminare gli altri linfonodi
ascellari perché potrebbero essere ammalati.
Per identificare il linfonodo sentinella si utilizzano due tecniche, anche in combinazione:
la tecnica con il colorante vitale e la metodica con il tracciante radioattivo.
Dopo l’intervento conservativo è opportuno sottoporsi alla radioterapia per sterilizzare
eventuali microfocolai tumorali presenti nella ghiandola risparmiata e ridurre così
l’incidenza delle recidive.
La terapia medica (chemioterapia) e la terapia ormonale sono scelte in relazione
ad alcuni fattori prognostici e predittivi studiati dall’anatomopatologo sul tumore
asportato e sono utilizzate con finalità precauzionali.
Il termine anglosassone follow-up significa la serie di controlli periodici consigliati
alla paziente al termine della terapia si prefigge l’obiettivo di individuare precocemente
gli eventuali casi di ripresa locale (recidiva) o a distanza (metastasi) per poterli
trattare tempestivamente.
Un follow-up efficace deve essere personalizzato per ogni caso.
La parola cancro angoscia il paziente perché è ancora strettamente collegata alla
morte, aspetto occultato ma non rimosso, e alla paura che la morte evoca.
Per il tumore della mammella, poi, oltre all’angoscia della morte, subentra la paura
di perdere la propria identità di donna e di madre, in quanto la malattia colpisce
proprio un organo carico di significati, valenze, pensieri ed attenzioni tali da
renderlo unico e così importante nell’immaginario femminile, influenzato dalla cultura
dominante che, nel seno femminile, focalizza e celebra soprattutto l’ideale della
bellezza e della salute.
Inoltre, occorre tener presente, che il tumore della mammella emotivamente colpisce
non solo la paziente ma tutta la sua famiglia, intendendo con questo termine anche
la “famiglia allargata” costituita dalla cerchia delle amicizie.
Per questo anche i familiari (marito, figli) spesso hanno bisogno di un aiuto psicologico
mirato.
La senologia necessita delle competenze specifiche di diversi specialisti, implicati
nei differenti momenti diagnostici e terapeutici, quali genetista, radiologo, chirurgo,
patologo, radioterapista, oncologo ...
Per questo è importante che, come avviene in una buona orchestra diretta dal direttore,
il lavoro di tutti sia coordinato dal senologo, che è il medico al quale la donna
può e deve fare riferimento nel lungo percorso della diagnosi, terapia e follow-up.